Salvati 20 bimbi, ne aspettiamo altri 100!

Da adnkronos del 24/03/2022

Con il conflitto la onlus romana si è trasformata: ora fa arrivare in Italia i piccoli feriti negli scontri.

Bambini mutilati e gravemente feriti nel conflitto, ma anche affetti da malattie pregresse, ora obbligati a cercare cure all’estero: la onlus romana “Amici per la pelle” in un mese di guerra ne ha fatti venire in Italia e assistiti già una ventina e ora, come fa sapere all’Adnkronos la volontaria Carla Iannucci, “siamo in attesa di un altro centinaio, alcuni dei quali orfani di guerra, che potrebbero arrivare da oggi in poi. Non abbiamo il giorno né l’ora, perché dipende da che momento riescono a fuggire”.

La priorità viene data ai casi più gravi, i bambini feriti che hanno urgente bisogno di cure. Com’è stato per Sofia, la 13enne di Kiev, colpita da quattro pallottole in una sparatoria in cui sono rimasti uccisi i genitori e i fratellini. E’ stata lei, i primi di marzo, la prima bimba ucraina ad arrivare a Roma grazie ad “Amici per la pelle”.

“Risponde bene alle cure, sta seduta sulla sedia rotelle e anche psicologicamente sta meglio, ma con la nonna che l’assiste ha fatto il patto di non parlare dell’accaduto. Il discorso si affronterà quando starà meglio”, racconta Carla, che in ospedale è stata accanto anche alla mamma di Sasha, la piccola di 9 anni che ha perso un braccio a causa del conflitto. Gli ultimi arrivati sono due fratellini, che giocavano insieme in casa quando il loro palazzo è stato colpito da un missile. Il più piccolo è molto grave: quando è arrivato a Roma aveva tre schegge nel cervello, due delle quali ora gli sono state tolte. La mamma nell’esplosione ha perso una gamba, mentre l’unico illeso, il fratello maggiore, non ha potuto lasciare l’Ucraina, perché è in età di leva.

Storie tragiche anche per chi, come Carla, è abituata da anni ad aver a che fare con malattia e sofferenza. La onlus “Amici per la pelle” (prima “Pro Sma”) da tempo, infatti, si occupava di portare in Italia, soprattutto dai Paesi dell’Est, bambini affetti da gravi patologie, che nel loro Paese non potevano ricevere le cure necessarie.

“Qui gli trovavamo il ricovero e ci occupavamo di fargli avere il permesso di soggiorno per malattia rara. Venivano accompagnati dalla mamma o da entrambi i genitori”, spiega la signora Iannucci. E così, allo scoppio della guerra, le famiglie assistite dalla onlus in Italia hanno cominciato a venire contattati da amici, parenti e conoscenti rimasti in Ucraina, che volevano sapere se l’associazione “poteva fare la stessa cosa per loro: aiutarli a venire e soprattutto aiutarli a trovare un posto a questi bambini”.

Una richiesta di fronte alla quale i dieci volontari di “Amici per la pelle” non hanno saputo tirarsi indietro: “Non so come ci siamo riusciti: semplicemente prima ci si organizzava e ora invece non si dorme più e si pranza alle 4 del pomeriggio”, racconta Carla, non nascondendo che oltre alla soddisfazione la nuova attività abbia portato “tanta tristezza, per la consapevolezza del rischio che questi bambini corrono, anche durante il viaggio”, di cui “noi monitoriamo tutti i passaggi, stando svegli a turno per aspettarli”.